lunedì 23 novembre 2009

Libri online

Da :http:// www.repubblica.it

Le notti degli amanuensi web
"Copiamo i libri per l'eternità"

Pensionati e operai passano allo scanner il sapere dell'uomo per metterli a disposizione delle biblioteche digitali italiane. Tutti volontari di ALESSANDRO LONGO


Le notti degli amanuensi web "Copiamo i libri per l'eternità"
ROMA - I nuovi amanuensi sono un popolo variegato: studenti, pensionati, professori universitari. Paolo, operaio stagionale, lavora sui tetti. Quando piove deve restare a casa, quindi può dedicarsi alla sua vera passione: digitalizza libri, passandoli in uno scanner. Ornella, studentessa di Lettere, ha un libro nel cassetto che sta limando da molti anni, forse troppi. In attesa di completare la sua opera, copia quelle degli altri. Mentre Riccardo, pensionato dalle lenti spesse, è lo specialista nella messa a fuoco delle copertine a colori.

Il frutto del loro lavoro e di qualche notte insonne finisce nella collezione delle biblioteche online che - legalmente - rendono poi i libri accessibili a tutti, gratis. Come "Liber Liber", tra i primissimi progetti italiani (dal 1993) di biblioteche digitali, voluto da Marco Calvo. Il fenomeno è arrivato adesso al suo apice nel mondo, grazie al forte impegno di colossi come Google e di istituzioni come l'Unione Europea nel creare biblioteche di libri sulla Rete. Crescono anche i lettori, mezzo milione al mese sui testi di "Liber Liber".

Dietro, c'è il lavoro di un piccolo esercito di volontari, circa 2 mila in Italia, che si coordina via telefono o e-mail. Lavorano nel tempo libero, circa due ore al giorno, per dare una vita eterna, in forma digitale, ai libri che amano. "Liber Liber" ha una sede fisica a Roma e una piccola redazione che supervisiona il lavoro, con una collezione di 2mila testi, di cui sono scaduti i diritti d'autore. "Ci sono chicche come l'audiolibro del Pinocchio con un accompagnamento musicale donatoci dal musicologo francese Eric Montbel. La nostra edizione della Bibbia ha richiesto un lavoro di quattro anni di dieci persone. Abbiamo una delle edizioni migliori del Corano", dice Calvo.

L'amore per i libri poi può portare a sorprese: "Volete sapere chi ci ha donato l'edizione digitale del Manifesto del Partito Comunista, rinunciando a far valere i diritti d'autore? La Silvio Berlusconi Editore", aggiunge. Duemila opere possono sembrare poca cosa, al confronto con il monumentale progetto di Google, che ha già messo online 10 milioni di libri (anche coperti da diritto d'autore, in accordo con biblioteche o editori). Ma tra questi non è facile trovare testi in italiano, su cui invece si concentra il lavoro di progetti come "Liber Liber", dove i volontari peraltro impaginano con cura certosina e rispetto filologico il testo originale. A volte lo arricchiscono con musiche e interpretazioni di attori.

Altre biblioteche digitali italiane sono il progetto Manuzio (associazione no profit), con centinaia di testi; e la Biblioteca Italiana (BibIt), gestita presso l'Università della Sapienza (1.700 testi). Gli archivi di libri italiani cresceranno nei prossimi anni, grazie a progetti come Arrow (dell'Associazione italiana editori), che aprirà al pubblico a maggio; e Europeana (dell'Unione Europea), che mira a 10 milioni di opere entro il 2010 (libri, foto, film e altro). Ora ne ha 4,6 milioni, di cui però solo 100 mila italiane (quasi tutte immagini).

Intanto, mentre maturano i progetti internazionali, i volontari italiani continuano a lavorare. Con pazienza e precisione, perché "se ci vogliono 10 ore per digitalizzare un libro, poi la fase di verifica e di impaginazione per pubblicarlo online prende molto più tempo. Da 2 mesi a 2 anni in media per un libro", dice Calvo.

domenica 22 novembre 2009

Vauro

Le Cose da non dire all'assicuratore





Ho trovato questo interessante articolo di Fausta Chiesa su Yahoo.it

Rimborsi:

1. "Penso che ..."

Regola numero uno: sii sempre sicuro di quello che dici. E per dimostrare che sei certo non devi mai cominciare una frase o una dichiarazione con “Penso o credo che...”. Se pensi o credi significa che non sei sicuro. Soprattutto se quello che dici poi e di cui non sei sicuro si rivela sbagliato. Per esempio, se dici di pensare che stavi andando in autostrada a 130 chilometri orari e poi ti mostrano la fotografia dell’autovelox che evidenzia una velocità superiore, questo sbaglio - volontario o involontario che sia - compromette la tua credibilità. Attieniti sempre ai fatti di cui sei sicuro e nel caso in cui l’assicurazione ti faccia una domanda a cui non sai rispondere dì “non lo so”. E se l’interlocutore dell’assicurazione sta redigendo un rapporto, chiedi di poterlo visionare in modo da segnalare eventuali imprecisioni o inesattezze. Stai particolarmente attento quando ipotizzi la causa di un guasto o di una disfunzione. Se per esempio suggerisci che la perdita di acqua dal lavandino è dovuta a un difetto di costruzione, questa causa potrebbe essere esclusa espressamente dal tuo tipo di polizza come caso che dà diritto al risarcimento.

2. "Ho il colpo della frusta"
Se c’è un trauma che mette subito in allarme un assicuratore è quando si dice che si è avuto il colpo della frusta. Si tratta, infatti, della scusa più comune utilizzata per chiedere un risarcimento in caso di sinistro con l’automobile. E le stime sulle frodi ai danni delle assicurazioni non sono uno scherzo: negli Stati Uniti, Paese probabilmente culturalmente meno propenso del nostro a mistificare la realtà per trarne un vantaggio personale, valgono quasi sette miliardi di dollari l’anno. Il colpo della frusta è la motivazione preferita dai “furbetti” ed è in cima alla lista delle cause di traumi falsi. Inoltre, il colpo della frusta è una diagnosi specifica e soltanto un medico ha il titolo per farla. Pensi di aver avuto il colpo della frusta? Limitati a dire che hai mal di collo. E indicala come causa soltanto se hai un certificato medico che la prova.

3. "Si è allagata la cantina"
Lo stesso campanello d’allarme del colpo della strega suona anche quando si dice che si è allagata la cantina. Generalmente le cantine si allagano perché è piovuto tanto e le polizze assicurative non coprono da questo evento. Le polizze coprono da eventi naturali soltanto se sono eccezionali, non normali. Quindi il risarcimento per il materiale contenuto in cantina e danneggiato non sarebbe accordato.

4. "Mi spedisca l’assegno"
Infine, quando compili la richiesta di risarcimento non mostrarti solamente interessato al rimborso economico e minimamente interessato a come rimediare al danno accaduto. Non scrivere mai, per esempio, “non mi interessa che mi mandiate qualcuno a riparare il tetto che perde, speditemi l’assegno che lo faccio riparare io” potrebbe compromettere o ritardare la pratica. La compagnia assicurativa potrebbe sospettare che avete finto il buco al tetto. In teoria, i soldi del risarcimento da parte dell’assicurazione devono essere destinati totalmente e unicamente e riparare la causa del danno.

venerdì 20 novembre 2009

Felicità a posto del pil?


Vi propongo un articolo di Michele Lauro su Panorama.it sul libro di Serge Latouche dal titolo: Mondializzazione e decrescita che rappresenta quello che io penso riguardo al sud del mondo.

Secondo un indicatore non legato al PIL o al reddito ma basato sulla percezione delle persone, alcuni paesi africani hanno una percezione di felicità maggiore rispetto a un paese scandinavo. Può sorprendere. In realtà da tempo indicatori alternativi come il QUARS della rete Sbilanciamoci, che misura per l’Italia l’indice di qualità dello sviluppo regionale, hanno scardinato l’equazione sviluppo=crescita economica.

Per la “misura” del benessere di un territorio e delle persone, oltre al reddito vanno presi in considerazione altri fattori quali la vivibilità ambientale, la qualità dei rapporti, la coesione sociale: è la conclusione cui sono giunti anche i premi Nobel Joseph Stiglitz e Amartya Sen, chiamati nel 2008 dal presidente francese Sarkozy con l’economista Jean-Paul Fitoussi a curare un rapporto proprio sulle misure di performance economica e progresso sociale.

La crisi economica ha messo in luce le contraddizioni della “finanziarizzazione” della società, riassumibili nel seguente paradosso: in un paese del sud del mondo il contadino di un villaggio con il suo lavoro nei campi riesce a mantenere la famiglia, e nel contempo un soddisfacente grado di integrazione sociale con i membri del suo clan; diviene poi commerciante puntando a migliorare il suo status, si reca in città ed entra nella rete degli scambi in denaro, viene pagato (una miseria) e vive individualmente. La sua famiglia ora patisce la fame ma il PIL figura aumentato.

A partire da questi temi il francese Serge Latouche – studioso di antropologia economica e uno dei principali critici dell’occidentalizzazione, divenuto noto in Italia per la teoria della Decrescita – individua l’”alternativa africana” in Mondializzazione e decrescita (edizioni Dedalo).

Il libro contiene una serie di brevi saggi, scritti in diverse occasioni, il cui filo conduttore è l’analisi del modo in cui nell’Africa subsahariana viene vissuto e praticato lo scambio, all’interno di un sistema in cui il denaro è ancora un mezzo e non un fine.

I “naufraghi dello sviluppo” sopravvivono in una notevole precarietà ma potendo contare sulla millenaria coesione dei legami sociali. Mentre il PIL dell’Africa subsahariana rappresenta meno del 2% del totale mondiale, c’è un’altra Africa basata sull’economia dell’arrangiarsi, capace di sopravvivere per mezzo di strategie relazionali fondate sullo spirito del dono e su democrazie consociative come quella delle palabre, l’assemblea a cui partecipano tutti i membri della comunità in cui si discutono tutte le questioni che riguardano la comunità stessa.

In un’epoca in cui i traumatici effetti della crisi economica e climatica stimolano in Occidente una spinta alla sobrietà – concetto chiave nel pensiero di Latouche – l’Africa può costituire un esempio innovativo in campo sociale. La scommessa è restituire dignità al mercato come luogo creativo di scambio fra i suoi attori, opponendosi alla distruzione del legame sociale provocata dalla mondializzazione. Un’utopia? Forse, ma torno a riflettere sul fatto che l’HPI o Happy Planet Index (Indice di felicità umana) è maggiore in paesi che l’Occidente considera premoderni.

Nell’idea di mite commercio, coniata da Montesquieu un paio di secoli fa nel suo Lo spirito delle leggi, è felicemente riassunta un’etica dello scambio a cui guardare per rifondare le regole del mercato. Il filosofo illuminista aveva intravisto la trappola di un mondo in cui “le più piccole cose, persino quelle che lo spirito di umanità richiede, si compiono o si danno a pagamento”.

Michele.lauro

giovedì 19 novembre 2009

Victor Victoria


Da un po di tempo, a mio parere, le uniche reti che meritano di essere seguite in Italia, che cioè fanno meno ribrezzo delle altre, sono Rai3 e la7. Ieri ad esempio in una delle mie notti insonni mi sono imbattuto nella trasmissione Victor Victoria ed ho seguito l'intervista a Giorgia Meloni. Questa mini ministra mi piace veramente. Ha mostrato grande umorismo, grandissima autoironia e capacità. E' una giovanissima che ultimamente è stata fatta oggetto di una campagna diffamatoria al limite dell'insulto ma che ha saputo reagire con calma e signorilità. Magari ce ne fossero di trentenni ministri nel nostro paese di questa levatura. Purtroppo in Italia se i personaggi che popolano il nostro universo politico non hanno superato i 60 non vengono nemmeno presi in considerazione. Non sempre l'età, però, è sinonimo di maturità o di buona amministrazione, non voglio dilungarmi con gli esempi, ci sarebbero da scrivere romanzi.
Qui vediamo la Cabello alle prese con Antonio Di Pietro

mercoledì 18 novembre 2009

C'era da aspettarselo!!!!


Da Repubblica.it
ROMA - Che gli studenti cinesi che hanno incontrato il presidente statunitense Barack Obama in occasione della sua visita a Shanghai fossero stati "accuratamente selezionati" dal governo era noto, e non era del resto ipotizzabile che il regime lasciasse filtrare voci della dissidenza in un appuntamento così importante e seguito da tutti i media del mondo. Ma adesso dai blog emergono i dettagli di questa selezione: non si sarebbe trattato di semplici studenti, ma di funzionari del partito comunista all'interno delle università cinesi.

In particolare il blog Cina Oggi (in italiano) pubblica un post tradotto dal cinese e tratto da Douban.com, con i nomi di tre "studenti": "La prima studentessa che ha fatto la prima domanda, Cheng Xi, è la direttrice esecutiva della Lega dei giovani comunisti, presso la Fudan University. Lo 'studente' che ha fatto la seconda domanda, Huang Lihe, è il segretario della Lega dei giovani comunisti dell'Istituto di Lingue straniere presso la Tongji University. Un altro studente che ha fatto una domanda è Qian Wentao, classe 2006, segretario di un ramo del partito presso la Shanghai Jiao Tong University".

Viene citato come fonte anche il blog di Huangli He, che fa capo a un gruppo di giovani professori universitari cinesi, della Tongij University. Il giovane si esprime in termini entusiastici a proposito del suo ruolo di docente: "Siamo il popolo di Tongij, speriamo di diventare un torcia che accenda sogni e desideri". Ma dopo l'incontro con Obama il blog del finto studente - riferisce il sito di Cina Oggi - è stato subito bersagliato da commenti offesi. Huangli viene spregiativamente chiamato "50 centesimi", il termine utilizzato per definire gli internauti prezzolati dal governo cinese per postare commenti favorevoli al regime. Chiamati anche "esercito dei 50 centesimi" o "partito dei 50 centesimi", hanno cominciato ad agire su internet un paio d'anni fa, dopo l'appello lanciato nel 2007 dal presidente Hu Jintao a "imporre la supremazia del partito comunista sull'opinione pubblica online". I post di questi "volontari del web" vengono appunto pagati 30 cent ciascuno: si insinuano in chat, blog, forum per indirizzare e manipolare le discussioni. E così a Huangli gli internauti chiedono: "Sono bastati 50 cent per quella domanda al presidente?".

Il film del momento

Orde di ragazzine urlanti si preparano oggi alla prima di New Moon.
Ecco il trailer in italiano

Discorso tipico dello schiavo.

Fini


Mah! proprio non riesco a crederci. Dopo l'offensiva guidata da Vittorio Feltri, con dossier, foto,video più o meno segreti, adesso si passa al fuoco istituzionale. Obiettivo: Gianfranco Fini.
E' di ieri, infatti, l'uscita del presidente del Senato che invita la maggioranza ad essere unita e se ciò non dovesse avvenire, a ritornare alle urne per ridare la parola ai tele-elettori. Onestamente non so cosa bolle in pentola realmente e perchè un uomo del calibro di Gianfranco Fini, che ha fatto dell'opportunismo politico la sua missione, continui a fare il "grillo parlante", mettendosi contro gran parte della maggioranza, compresi i suoi fedelissimi. Che egli punti in futuro al Quirinale sembra probabile e che quindi cerchi anche un consenso a sinistra sembra plausibile, ma spingersi così in avanti fino ad arrivare alla rottura, sinceramente non lo credevo. Gli scenari che si aprono sono molteplici e di difficile analisi con scossoni giudiziari sempre alle porte, quello che comunque mi sembra di capire è che i due, lentamente ma inesorabilmente, comincino ad allontanarsi. La cosa triste invece, a mio parere, è che l'unica vera opposizione in questo paese la fa Gianfraco Fini.

Non si sa più a chi e a che cosa credere

Da yahoo notizie

Roma, 17 nov. (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Cresce la paura in Germania. Sette persone sono morte, nelle ultime tre settimane, dopo la vaccinazione contro l'influenza A con il siero pandemico Pandemrix (Gsk). Tra le vittime anche un neonato, si legge sul tabloid tedesco 'Bild' che dà ampio spazio alla notizia. Il piccolo, 21 mesi appena, soffriva di una grave cardiopatia congenita. Il giorno dopo la vaccinazione è stato colpito da infarto polmonare ed è morto, nonostante la respirazione artificiale.

Mentre la preoccupazione monta, Susanne Stoecker, portavoce del Paul Ehrlich Institute (l'istituto federale che si occupa soprattutto di prodotti medicinali biologici, come i vaccini), cerca di rassicurare: "Se succede qualcosa dopo la vaccinazione - afferma su Bild - non significa che questa ne sia necessariamente la causa. Soprattutto i pazienti gravemente malati e dunque a rischio se colpiti da influenza A, ai quali - sottolinea - si raccomanda il vaccino, è possibile che muoiano per la loro preesistente malattia. Il vaccino può non aver nulla a che fare" con il decesso.

Le altre vittime conteggiate dal tabloid sono una donna (65 anni) della Turingia, già malata e che ha subito un attacco di cuore dopo la vaccinazione; un dipendente Bayer (46 anni), trovato morto in bagno un giorno dopo la vaccinazione: secondo l'autopsia si è trattato di morte cardiaca improvvisa. E ancora, un uomo di 55 anni, sempre della Turingia, deceduto a casa per attacco cardiaco sei ore dopo essere stato immunizzato; una donna di 92 anni e un 65enne diabetico e infine un uomo di 66 anni, che soffriva di una malattia respiratoria, vaccinato venerdì e trovato morto ieri nel suo appartamento, ancora una volta in Turingia. Per la Stoecker, in ogni caso, "al momento attuale i benefici della vaccinazione sono superiori ai rischi". E il ministro della Salute della Turingia, Heike Taubert (Spd), ha rinnovato ieri il suo appello ai tedeschi affinché si vaccinino contro l'influenza A.

Intanto un nuovo decesso per influenza A si è verificato al Cardarelli di Campobasso. Si tratta di una donna 60enne della provincia del capoluogo molisano ricoverata 15 giorni fa. Risultata positiva al virus dell'influenza H1N1, era affetta da una grave malattia autoimmunitaria.

E' invece guarita la ragazza di 25 anni che era ricoverata all'ospedale Molinette di Torino con l'influenza A. Le sue condizioni erano gravissime ma ora la giovane sta bene e il tampone ha dato esito negativo. All'ospedale Molinette, dove sono ricoverati i malati più gravi di influenza A, è stata usata finora una nuova tecnica, mai utilizzata prima, molto meno invasiva della tecnica cardiopolmonare 'Ecmo', che sta dando ottimi risultati.

Fino a ora sono 515 i decessi collegati al virus pandemico nel Vecchio Continente, secondo il bollettino diffuso stamattina dell'Ecdc (European Centre for Disease Prevention and Control). I casi fatali di influenza nel resto del mondo sono invece 6.577, dunque su tutto il pianeta più di 7 mila persone sono morte in seguito all'infezione da H1N1.